spoiling days cinema
«Chiediamo solo questo: le gomme vanno appiccicate sotto le poltrone o inghiottite in fretta, i sacchetti di popcorn lasciati all'ingresso. Il film non ha un finale a meno che non siate voi a scriverlo... Spegnete le luci». (weldon kees)

martedì, 17 maggio 2005

old boy

Amare significa dimenticare… ma non siamo qui per parlare di questo.
Old Boy è un film che parla di vendetta e, anche se è una vendetta che scaturisce inizialmente dall’amore, ben presto si trasformerà in quella che è la vendetta più pura: la vendetta fine a se stessa; bisogna andare avanti, perseguire lo scopo, anche se si è dimenticata la causa, di questo scopo. Perché la vendetta è un piatto che va servito freddo, come ci aveva già ammonito il gran maestro plagiatore Tarantino (“Il plagio è necessario, il progresso lo implica”, citava chissàchi Guy Debord, probabilmente se stesso) che, tanto per cambiare, è nuovamente sponsor di un prodotto orientale. Ma questa volta a ragione. Old Boy (tratto da un fumetto giapponese – un manga – stranamente qui in Italia non uscito in contemporanea al film) è un gran film, anche se è un film anomalo, non si capisce bene cos’è: un melodramma, un horror, un film d’azione, una tragedia greca, un videoclip, un videogioco, un fumetto, appunto? Probabilmente Old Boy è tutto questo insieme, ma non saremo certo noi a lamentarci, perché al patchwork di generi siamo abituati fin dai tempi di Natural Born Killers (ancora una volta Tarantino guarda un po’, anche se come semplice sceneggiatore che però prende le distanze).
Ma, tornando al film, si diceva della vendetta pura e fredda: e come potrebbe essere altrimenti se per vendicarti devi aspettare così tanto? Oh Dae-soo è un uomo che una sera di pioggia, mezzo ubriaco, viene rapito e portato in una piccola prigione dove sarà costretto a vivere i successivi anni della sua vita, ignorandone la ragione. Chi lo ha rapito? E perché? Non ci sono risposte a queste domande, l’unico legame col mondo è la televisione, la sua unica amica da cui ben presto verrà a sapere che è l’unico indiziato per l’omicidio di sua moglie.
All’improvviso, ancora senza nessuna ragione apparente, verrà liberato. Dopo quindici anni. È inevitabile che, dopo tanto tempo, il tutto si raffreddi un po’, ma non per questo smetta di vivere: rimane vivo un polpo addentato – i suoi tentacoli continuano a muoversi! (computer graphic?) – figuriamoci se non rimanga vivo il desiderio di vendetta. La mente forse ha dimenticato la sua funzione, ma il corpo – duramente allenato per tutti questi anni – no.
Ecco allora l’immagine farsi larga: Oh Dae-soo esce da una valigia e si ritrova libero. Ha perso parte della sua vita ma non è disperato, non si autocommisera né cerca la morte ma riprende contatto con il mondo. Annusa, ruba, tocca, picchia. Ben presto, in compagnia di una misteriosa ragazza comparsa ancora più misteriosamente nella sua vita, si ritroverà coinvolto in tutta una serie di strani accadimenti, instradato dal suo stesso torturatore a nuove sofferenze e dolori… Alla ricerca di cosa? Cosa lo spinge? La vendetta? O la verità?
“Sorridi e il mondo sorriderà con te, piangi e piangerai da solo”, si ripete mentalmente il povero Oh Dae-soo. E lui certo non è determinato a piangere ma a ritrovare il sorriso, a lottare per tornare a sorridere (?). La risposta a quella domanda – vendetta o verità? –  è incerta, ambigua, perché in certi casi può anche essere che la verità venga messa in secondo piano. Che venga soddisfatta prima la sete di vendetta, la verità – se mai verrà – verrà dopo. E non è detto che ci piacerà. Sarà una verità comunque necessaria però, e disperatamente amata.
 
 
http://films.tartanfilmsusa.com/oldboy/

visto da sand | maggio 17, 2005 13:31 | commenti (14)







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