domenica, 18 aprile 2004
Mai vista tanta gente, di pomeriggio, al cinema dove andiamo noi. La sala non è tutta per noi, come sempre. Gente non abituata al cinema rumoreggia, parla, discute come se fosse davanti alla televisione, come se fosse a casa sua. Addirittura la maschera, figura desueta in questi moderni cinema semi-vuoti, deve intervenire a dirimere questioni riguardanti i posti (posti numerati, tant’è) con tanto di torcetta elettrica. È tutto così irreale che siamo costretti a prendere un posto defilato, lontano, non al centro, per cercare uno sguardo diverso a tutto questo… tutto questo che Cinema non è, ma forse qualcos’altro. L’inizio sembra buono, l’atmosfera greve, buia, pesante: Gesù prega, e ci mostra tutta la sua umanità di uomo disperato e impaurito. Si arrabbia con i suoi discepoli che non sono riusciti a vegliare nemmeno un’ora con lui, ma come biasimare la loro umanità, la loro stanchezza naturale: non possono più aiutare un uomo chiamato a fare una cosa che umana non è più. Arrivano i soldati e la ferocia disumana ha inizio, così, e continua, per due ore: una volontà di violenza in ralenti e dolby surround che spaventa e inorridisce. Cosa scrivere di più che non sia stato già scritto e letto, cosa dire di più di una cosa che non è nata come film e, appunto, Cinema non è? Nient’altro è possibile scrivere sul “film”, solo tentare delle riflessioni su ciò che si è visto. Siamo andati al cinema, per vedere questo film, senza pregiudizio alcuno ma, anzi, disturbati da pettegolezzi superficiali e stupide accuse di anti-semitismo: siamo poi usciti dalla sala attoniti, annichiliti dal sadismo, arrabbiati più che disgustati, colpiti e distrutti da tale mostra di violenza senza senso, la quale violenza è perpetrata prima a noi, inermi spettatori. It is as it was, si dice abbia detto il Papa dopo aver visto questo film, ma il punto è, ancora: è, questo, un film? Il Cinema dovrebbe mostrarci il Sogno, ma tutto quello che viviamo qui è l’Incubo: era, questo, l’unico modo di mostrare le ultime 12 ore di Gesù? Dov’è la poesia e l’amore insegnati dal Cristo? Miseri e ridottissimi flashback non possono bastare a parlarci della figura rivoluzionaria, e amorosa allo stesso tempo, che fu Gesù Cristo. Dov’è l’arte del Caravaggio di cui parlano le note di produzione? Qui c’è solo body-art, e di quella più mortifera e sanguinolenta. Tutto quello che vediamo qui è Sangue, dall’inizio alla fine, sì, e poi Violenza. Violenza senza senso e gratuita, violenza di fronte alla quale si rimane ammutoliti, ma con una domanda martellante in testa: che bisogno c’era? Il Cristo ci viene mostrato colpito, frustato, flagellato in tutti i suoi colpi, in tutte le sue frustate, in tutte le sue flagellazioni: i chiodi vengono mostrati lacerare le carni, prima la mano destra e poi la mano sinistra (i veri chiodi andarono nei polsi però, ma evidentemente Gibson ha le sue fonti), infine i piedi. Gli sputi, le derisioni, le ferite, le piaghe: ecco tutto quello che ci rimane di questo film. Mel Gibson, il regista, s’è difeso dicendo che lui non ha fatto che mostrare la realtà dei fatti, così come sono avvenuti: la sua sceneggiatura è nei Vangeli. Ma dov’è tutta questa Violenza nei Vangeli, dov’è scritta? Dov’è questa estremizzazione, questo indugiare, questo affondare nella piaga? Sangue, ecco cosa ci mostra questo "film" che si dice non essere horror, sangue violento che diventa grottesco, quasi ridicolo. Quali sono i testi che Mel Gibson ha letto? È questo l’Amore che gli ha insegnato Gesù? Un amore violento in cui anche i bambini non vengono risparmiati e appaiono come mostri demoniaci agli occhi della carogna Giuda? La realtà è che questo "film", queste immagini, sono immagini figlie dei nostri tempi, tempi anestetizzati dove sangue e morte vengono serviti all’ora di pranzo e di cena, a intervalli regolari, tempi in cui si combattono guerre in nome di Dio, dall’una e dall’altra parte, tempi violenti in cui anche i bambini, talvolta vittime, talvolta carnefici (anche loro, sì), sono coinvolti… e allora la soluzione qual è? Mostrare nient’altro che Violenza, perché la mia violenza è più forte della tua e il mio Dio è più giusto del tuo e allora, guardala questa violenza affinché impari; il risultato è questo: un film che ci parla di una religione che ci riporta indietro nel Medioevo. Sembra quasi vederlo Mel Gibson, anche lui, in mezzo alla folla chiedere il Sangue del Nazareno, affinché perdonata sia la colpa, urlare “A morte!”, ridere anche lui della sofferenza; è proprio quello che ha fatto con questo film: sporcare di sangue uno straccio bianco, con le sue mani, baciare poi un corpo grondante sangue. Unici attimi di tregua, verso la fine, quando le amorose madri si raccolgono attorno alla Croce, in un quadro stupito, quasi a non voler credere che la violenza e il sangue si siano, finalmente, fermati e, ancora, quando il Cristo si alza dal sepolcro, inondato di luce, e non è più maschera di sangue. In Italia, unico paese al mondo, grazie all’ipocrisia cattolica questo film è uscito senza alcun divieto in modo che anche i bambini possano andare a vederlo e imparare della colpa e della violenza, quando film molto meno violenti ma (forse) con un poco più di sesso vengono tagliati se non censurati ingiustamente, e allora non resta che chiedersi una cosa: e se questo film fosse uscito dall’altre parte delle religioni, magari in Islam, e ci avesse raccontato dell’eroe talebano di turno? Dubitiamo vivamente che quel film avrebbe raggiunto le sale italiane in un modo così massiccio, con legittimazione cattolica annessa e merchandising miliardario apposito. Questo è un horror pessimo e senza senso, un “film” che ci riporta indietro, a tempi macchiati da sangue scuro e ragioni cieche, proprio quando questo è il tempo in cui si dovrebbero ascoltare ben altre parole insegnate da Gesù .
http://www.thepassionofthechrist.com/ visto da sand | aprile 18, 2004 10:52 | commenti (3) |