venerdì, 14 settembre 2007
20 anni, ecco il lasso di tempo che ci separa dagli eventi ci cui ci parla questo film. Non sono poi tanti, no? Ma c’è stato un tempo in cui in un paese dell’est-Europa era illegale abortire, difficile farlo quindi, pericoloso, quasi mortale. Forse queste situazioni non sono poi così lontane nel tempo e nello spazio, in verità. Sono cose che si ripetono, sicuramente, e se prima cose come queste erano regolate dalla legge, oggi sono regolate da dogmi sicuri e mentalità sbagliate, niente cambia quindi. I colori di questo film sono freddi, e non solo perché è inverno. È freddo anche lo studentato che ospita le studentesse protagoniste di questo dramma, Gabita e Otilia. Sono ragazze giovani queste, e nella freddezza che le circonda riescono ancora a sopravvivere, vivere addirittura, qualcuna di loro vende sigarette e cosmetici sottobanco, e si sorride pensando al prossimo colore che avranno i propri capelli. C’è chi ti controlla che ti venga il ciclo mensile, per evitare che qualcuno contravvenga alla legge, ma al contrario della burocrazia la vanità è donna, e una ragazza è pur sempre una ragazza. Gabita è rimasta incinta, e Otilia è qui per aiutarla, sono amiche. Hanno organizzato un incontro con tale signor Bebe che pratichi l’aborto, che a questo punto aborto più non è: perché qui si tratta di un feto di 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni, ci spiega didascalicamente il regista. Gabita ha detto qualche bugia, è giovane, e per questo le cose vanno peggio del previsto. Il signor Bebe vuole ciò che gli è dovuto, e la cosa più triste è che tutto ciò pare inevitabile, l’unico modo di risolvere le cose. Otilia ruba un coltello dalla valigetta dell’amorevole dottore, ma a cosa serve, è solo una preoccupazione in più. La cosa che colpisce non è tanto l’inquadratura insistita sul feto, non mostrarlo sarebbe stato lo stesso, ma l’eclissi sul rapporto sessuale, cosa da tenere nascosta. Il regista “accetta” il fu-stato delle cose ma non ci mostra quando Gabita rimane incinta, non ne conosciamo proprio il suo fantomatico fidanzato in verità; e ancora, quando il fidanzato bacia Otilia lei dice di lasciarla, si vergogna; non vediamo l’abuso da parte dell’amorevole signor Bebe, infine. In una società dove c’è chi ti controlla anche le mestruazioni, il sesso non può che venire nascosto, e vissuto in questo modo. Tutto appare così meccanico, e spaventosamente accettato, nella sua (a-)normalità: il pagamento per riparare alla colpa (non mostrato), il disfarsi del risultato del peccato (questo sì mostrato, inutilmente). Nella Romania comunista dell’età dell’oro di Ceauşescu quello che conta è ciò che può essere misurato e controllato, toccato, non cose immateriali come i sentimenti, meglio nasconderli, seppellirli, tenerli per sé. La vera protagonista di questo film è Otilia, ragazza che studia per una nuova vita, e che sa adattarsi alla realtà in cui vive, ma questo non significa accettarla; è pratica e sveglia, vive al meglio della sua possibilità, e cerca di mettere riparo agli errori, regalando sigarette, dando tutta se stessa. La scena del pranzo a casa dei genitori del suo ragazzo è la più bella, la più triste, la più significativa: camera fissa, i giovani seduti al centro, zitti, in silenzio, schiacciati da genitori abituati a una realtà chiusa che parlano, ridono, discorrono di ricette tradizionali e di possibilità di vita che possibilità non sono, questi adulti che dimostrano la loro autorità stupidamente, pretendendo un’educazione vecchio stampo che dovrebbe essere l’ultima delle loro preoccupazioni, in quella società; Otilia ha gli occhi bassi, il tormento dentro, non parla quasi. L’unica soluzione sembra essere dimenticarsi di tutto ciò che è successo, e che succede, andare avanti, anche se con la tristezza nel cuore. (sito) visto da sand | settembre 14, 2007 16:24 | commenti (3) |