spoiling days cinema
«Chiediamo solo questo: le gomme vanno appiccicate sotto le poltrone o inghiottite in fretta, i sacchetti di popcorn lasciati all'ingresso. Il film non ha un finale a meno che non siate voi a scriverlo... Spegnete le luci». (weldon kees)

mercoledì, 15 febbraio 2006

Questo film inizia con una fellatio, o meglio, l’inquadratura parte dal primo piano del protagonista Marcos, un occhialuto messicano, e poi inizia a scendere in basso, lungo la pancia, Marcos è sovrappeso, il suo basso ventre è nascosto dalla testa di una ragazza, dai suoi capelli rasta.
L’inquadratura non è mai completa, passa da un lato all’altro, quasi il regista accarezzasse la testa della ragazza, il suo sguardo è amorevole, pudico, non pornografico, ma quello che sta accadendo è innegabile: un pompino, appunto.
Questa scena ritornerà più volte nel film, come contrappunto ad azioni e pensieri, ma rimarrà sempre incompleta, a metà, interrotta, per un motivo o per un altro: a un certo punto la ragazza sussurrerà un Ti amo poi, ma il tutto apparirà così irreale che sarà impossibile crederci. 
 
La ragazza – al contrario dell’uomo – sembra molto bella, si chiama Ana, è la figlia del padrone di Marcos. È appena tornata a casa, da scuola pare di capire, forse per le vacanze estive; è Marcos che va a prenderla all’aeroporto. Marcos è un poveretto che si arrangia a fare dei lavoretti: ha una giacca con su scritto “sicurezza”, fa l’autista, alza e ammaina la bandiera per l’esercito, aiuta la moglie; la moglie di Marcos se possibile è ancora più obesa di Marcos, forse più vecchia, ha una bancarella nella metropolitana della città: vende in modo apatico torte e gelatine di frutta, orologi, sveglie.
Il frastuono dato dal funzionamento degli orologi è ossessivo, l’andirivieni nei tunnel deformati e deformanti della metropolitana continuo, i vagoni affollati da gente improbabile: un anziano con un sacchetto per la sua urina, un uomo mascherato, teppisti che rompono gli occhiali di Marcos… rendendolo miope.
Quando Marcos va a prendere la figlia del padrone la moglie gli ha già comunicato la notizia che cambierà la sua vita per sempre: il neonato che hanno sequestrato per ricattare una loro conoscente è morto, per caso.
 
La città dov’è ambientata la vicenda è Città del Messico, calda, afosa, nervosa: c’è un pellegrinaggio in atto che va avanti da giorni, i canti religiosi onnipresenti a ogni ora del giorno e della notte. Un benzinaio per non sentirli tiene musica classica ad alto volume tutto il tempo, anche di notte. I numerosi pellegrini, inginocchiati e salmodianti, continuano per la loro strada verso il santuario. Ma queste sono cose che non toccano tutti, solo i derelitti sono interessati ad avere di là quello che non hanno mai avuto di qua, una ricompensa ultraterrena che li ripaghi di tutti i dolori e le sconfitte.
 
Certo una come Ana non è interessata a queste cose, giovane e bella ha una famiglia ricca, un fidanzato ricco, tatuaggi e taglio all’ultima moda, si prostituisce per hobby; insieme ad altre sue amiche, ricche come lei probabilmente, passa il suo tempo libero in un luogo chiamato la boutique, infatti: è qui che intrattengono uomini di mezza età naturalmente ben felici di essere intrattenuti da così belle e disponibili ragazze. È la noia esistenziale che viene messa a tacere, tutto avviene in modo tranquillo – ma comunque annoiato – perché non c’è nessun risvolto sentimentale in gioco.
Ana offre a Marcos una delle sue amiche, se vuole divertirsi un po’, sarà mica fedele alla moglie? No ma… Marcos conosce Ana da quando era bambina, la ama, vuole fare l’amore solo con lei, non vuole scoparsi nessun’altra. Marcos confessa le sue colpe ad Ana, e si sente meglio; Ana, in un modo e pure nell’altro, allevia le sue sofferenze. Marcos dice ad Ana che andrà a consegnarsi alla polizia, Ana risponde che a lei Marcos non mancherà perché lo porterà dentro di sé, come Marcos farà con sua moglie.
 
Questa storia si dipana lenta, angosciosa, dolente, desolante, perché tale è la vita del protagonista Marcos: lenta, angosciosa, dolente, desolante, inutile a prima vista. Marcos è un uomo brutto, forse non troppo intelligente, ma un uomo buono che si ritrova ad avere a che fare con cose più grandi di lui; Marcos è molto più vero di quanto possa essere un tanto esaltato quanto patinato cowboy gay, probabilmente. Perché quanti uomini come Marcos esistono, oggi?
Li vediamo scorrerci accanto ogni giorno, con quella loro aria mesta, si siedono accanto a noi in metro, sono davanti a noi nella fila nella posta, stanno facendo la spesa proprio come noi; eppure non ce ne accorgiamo, se non per uno sfuggente pensiero di pietà magari, poi si ritorna alla propria vita.
Ma cosa vuol dire essere brutti? Che effetto fa la bruttezza? Abbrutisce chi è (già) brutto, o chi la subisce dall’esterno?
 
Il suo aspetto preclude forse a Marcos la possibilità di provare certi sentimenti? Forse che il suo corpo lo rende un uomo peggiore? Marcos è un uomo tenero, si vede da come fa l’amore con la moglie, il regista ci mostra questi corpi senza alcuna ipocrita censura, non ha paura di provocare ribrezzo, perché ci può essere tenerezza – amore – anche nei gesti e nelle carezze di un uomo brutto di mezza età; anche Marcos è capace di innamorarsi, perché l’Amore – al di là di tutto – colpisce tutti, con una violenza cieca che non fa distinzioni di sorta e, in maniera complementare, un sesso fatto così, distrattamente, per gioco, avrà sempre le sue drammatiche conseguenze.
Chi è che non vuole essere amato?
 
Non sappiamo dire se questo sia un film “bello”, ma questo è un film sicuramente disturbante, un film che parte in contraddizione con se stesso già nell’immagine scelta per la locandina pubblicitaria: la ragazza bellissima e nuda languidamente abbandonata su bianche lenzuola è molto più attraente di un uomo grasso e brutto, no?
Forse questo è un film per pochi coraggiosi (ma non c’è tanto da scegliere, visto che le copie distribuite sono pochissime), un film per pochi spettatori disposti a indugiare con lo sguardo su un’umanità derelitta, ma anche grottesca, un’umanità quasi mai “bella”, talvolta meschina, squallida, ma pur sempre tenera e vera in fine… Un film per spettatori disposti a intraprendere e concludere questa – personalissima o no – battaglia nel cielo.

visto da sand | febbraio 15, 2006 11:41 | commenti (11)







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